Una insolita amnesia
Un caso clinico di amnesia mesio-temporale post-COVID: dalla storia del paziente e dall'esame neuropsicologico fino all'ipotesi eziopatogenetica e alle indicazioni terapeutiche.
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Un caso clinico di amnesia mesio-temporale post-COVID: dalla storia del paziente e dall'esame neuropsicologico fino all'ipotesi eziopatogenetica e alle indicazioni terapeutiche.
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Un uomo di 43 anni con anosmia e deficit di memoria dopo due contagi da COVID-19: finalità didattiche, storia clinica e osservazioni comportamentali.
Attraverso la storia clinica, l'esame neuropsicologico e i dati della letteratura scientifica, condurre il lettore alla diagnosi della peculiare sindrome amnesica di questo paziente.
Uomo di 43 anni, in buona salute, senza significativi processi morbosi. Nel 2021 primo episodio di infezione da COVID-19, associato successivamente ad astenia, facile affaticabilità e insonnia. Nel 2023 secondo contagio da cui è residuata un'anosmia e una difficoltà a ricordare nomi e fatti recenti, nel contesto di una completa autonomia nelle attività personali e strumentali quotidiane.
Il paziente si mostra motivato, collaborante e pienamente consapevole dei suoi disturbi.
Viene richiesta una valutazione neuropsicologica.
I test somministrati e il referto completo: screening, attenzione, memoria a breve e lungo termine, linguaggio, abilità visuo-spaziali e funzioni esecutive.
Di seguito i risultati dei test neuropsicologici somministrati, con il punteggio grezzo (PG) e il livello di abilità.
Question time. Sulla base dei risultati dei test cognitivi, prova a scrivere un referto dell'esame neuropsicologico del paziente, poi confrontalo con il referto qui sotto.
Nelle prove di screening per il deterioramento cognitivo (ACE-R, MMSE) il paziente ottiene una prestazione con punteggi ai limiti inferiori della norma, mostrando maggiori difficoltà nelle prove di memoria e di fluidità verbali. Buono l'orientamento spazio-temporale.
Nelle prove di visual search la prestazione è veloce e accurata sia quando deve unire in modo consecutivo una serie di numeri posti in ordine sparso su un foglio (Trail Making A), sia nell'eseguire il doppio compito unendo in modo consecutivo e alternato numeri e lettere (Trail Making B).
La memoria a breve termine e la memoria di lavoro sono state valutate con il digit span, cioè la più lunga serie di numeri che una persona può ripetere subito dopo la presentazione, nel corretto ordine (memoria a breve termine) e poi nell'ordine inverso (memoria di lavoro). Il paziente esegue tali prove con punteggi nella norma.
In una prova di apprendimento di materiale verbale non strutturato (RAVLT) si osservano deficit di codifica delle informazioni: non c'è apprendimento supra-span (Learning Over Trial – LOT = 3). Il paziente commette numerosi falsi riconoscimenti nella prova di riconoscimento di parole target fra distrattori. La prestazione migliora quando viene utilizzato materiale non verbale.
L'eloquio spontaneo è fluente e informativo. Non si osservano deficit di natura afasica in una prova di denominazione su stimoli visivi. Lievemente ridotta la capacità di accesso al magazzino semantico-lessicale su criterio fonologico nelle prove di fluidità verbali. Lettura e scrittura in ordine. Non è presente agrammatismo.
Le funzioni gnosiche, visuo-spaziali e costruttive risultano nella norma. Il paziente esegue il test dell'orologio commettendo un solo errore di malposizionamento di una lancetta. Non sono presenti deficit di esplorazione spaziale.
La capacità di pianificazione, programmazione e problem solving rientra nei limiti della norma.
Dal profilo amnesico mesio-temporale all'ipotesi di un danno limbico post-COVID, con gli approfondimenti dalla letteratura.
Question time. Dopo aver letto il referto dell'esame neuropsicologico, prova a scrivere il profilo neuropsicologico del paziente e a definire il tipo di amnesia che presenta. Poi confronta la tua risposta con quella qui sotto.
La valutazione neuropsicologica del paziente ha messo in evidenza deficit delle funzioni mnesiche, prevalentemente per materiale verbale, e più sfumatamente delle abilità esecutive, nel contesto di una buona conservazione delle altre funzioni cognitive esplorate.
Per un approfondimento sulle caratteristiche dell'amnesia mesio-temporale si veda «I diversi volti dell'amnesia globale», in questo stesso sito.
Question time. Dopo aver letto la storia clinica e la valutazione neuropsicologica, quale potrebbe essere la possibile causa dell'amnesia del paziente? Confronta la tua risposta con quella qui sotto.
In considerazione del dato anamnestico, i disturbi evidenziati possono essere conseguenti al contagio da COVID-19 riferito dal paziente. L'associata anosmia potrebbe essere compatibile con il danno mnesico evidenziato al RAVLT: entrambi i disturbi causati dalla penetrazione del virus SARS-CoV-2 nell'encefalo.
È ormai noto che l'infezione da COVID-19 può determinare, sia nella fase di post-COVID sia in quella di long-COVID, disturbi neurologici e cognitivi. Per un approfondimento sulle sequele cognitive si veda il caso clinico «Una paziente confusa positiva al COVID».
Per approfondire il quadro di questo paziente si veda l'articolo:
Perché amnesia e anosmia condividono un substrato: la via olfattiva, le regioni limbiche e l'ipotesi di neuroinvasione transcribrale del SARS-CoV-2.
L'amnesia del paziente di questo caso clinico dipende verosimilmente dal coinvolgimento delle regioni temporo-mesiali. L'associazione tra amnesia e anosmia suggerisce un meccanismo patofisiologico comune: è noto che il sistema olfattivo e il sistema della memoria condividono diverse regioni nel cervello limbico e sono fortemente connessi sul piano funzionale.
Il sistema olfattivo umano comprende i neuroni olfattivi, che penetrano la lamina cribrosa, il bulbo olfattivo e il tratto olfattivo, che proietta alla corteccia olfattiva primaria, costituita principalmente dalla corteccia piriforme. Quest'ultima proietta alla corteccia olfattiva secondaria, che coinvolge soprattutto l'amigdala, la corteccia entorinale e l'ippocampo.
Riabilitazione cognitiva e supporto neurotrofico nelle sequele cognitive del post- e long-COVID.
Come è noto, non esistono trattamenti specifici per le sequele cognitive del post-COVID e del long-COVID. Fortunatamente la maggior parte dei disturbi si risolve in alcune settimane o, al massimo, entro i sei mesi.
Per approfondire si veda: